Brandon Flowers all’Alcatraz
Brandon Flowers ha ventinove anni ed è il frontman dei Killers. Brandon Flowers viene da Las Vegas.

Brandon Flowers ha un nome da cartone animato e una voce che scioglie anche il più duro e critico degli indie-snob. L’unicorno lo sa, perché al concerto di Milano c’era anche lui. E come ad ogni evento del genere era presente anche la lista di figure leggermente disturbatrici che segue:
- Lo spilungone col cappello. Novecento gradi, buio, luogo chiuso. E lui, imperterrito e watusso, ad impedire la visuale a una dozzina di ragazzini nani.
- I ragazzini nani. I quali, essendo tali, sgomitano tutto il tempo cercando nella loro tappezza di trovare una locazione che gli permetta di scorgere almeno lo scalpo del cantante.
- I limonatori. Coppie che apparentemente ignare di ciò che sta succedendo intorno e di come sono giunte lì, fanno guizzare lingue chilometriche per tutta la durata del concerto.
- Il rastafariano, la cui filosofia di vita impedisce di vedere del sapone più di una volta al mese.
- il sigarettone del rastafariano.
- Gli aspiranti videomaker. Sono tanti. Sono sempre di più. Sono tutti attorno a noi. Probabilmente ne hai uno accanto a te adesso.
- L’outsider. Non ha mai sentito un pezzo dell’album e sta fermo ed ammutolito tutto il tempo, tranne all’attacco di Crossfire, quando si risveglia dal suo stato di zombie e ti chiede “Questa è quella famosa vero..?”. Poi si scatena.
Ma torniamo al concerto. Il suo album da solista è un concentrato di tutto ciò che il cantante ama. Liberato dal peso di altri elementi e più intimo, Flamingo parla della sua città natale (sia nella grafica che nei testi si fa riferimento al gioco d’azzardo), della sua spiritualità, dell’amore per la moglie.
Il baffuto Flowers sul palco parla col pubblico ed ha movenze da rockstar che mandano in visibilio l’utenza femminile (e una certa parte di quella maschile). Abbandonate le pretese pseudo-dance degli ultimi Killers, le canzoni si fanno più semplici, consapevoli, con note a volte country, tipiche di quei concerti dai quali esci con un largo sorriso scemo.
Inserite ad arricchire il live della data milanese anche una inaspettata ed azzeccatissima cover di Bette Davis Eyes di Kim Carnes ed una versione acustica di When you where young.
Grazie Brandon. Ci aspettiamo altri assi nella manica.
UPDATE!
Esce giusto oggi il video del nuovo singolo “Only the young”. Enjoy.


mi hai rubato l’idea! anche io volevo scrivere un post sulle strane persone incontrate al concerto di BF!!
. tra le quali, una videomaker bionda che non la smetteva di spingere e sgomitare. volevo romperle il teleobiettivo con una gomitata accidentale ma mi sono trattenuto!!
comunque, gran concerto, e complimenti per il blog
Grazie Zemme! Si, bel concerto davvero.
mah, i personaggi particolari devono essere rimasti lì dal concerto degli Eels di un mese fa, eh, noto delle somiglianze impressionanti