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Che poi ancora non capisco

28/01/2013

Se è solo per l’effetto vintage che mi commuovo a riguardare le vecchie foto. Se la nostalgia che sale è data dal vedere il mio babbo così giovane, o dal fatto che nelle foto analogiche di trent’anni fa traspare quella sensazione: la sensazione che ogni momento fosse davvero importante. Sarà che io forse ancora non l’ho provata, quella sensazione di vivere il mio tempo in modo così bello. Sarà che forse dovrei chiudere questo computer per un po’ e farmi una corsa sotto la neve.

Intanto guardatevi quell’hipster del mio papà (ma anche la mia mamma, dai).

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Sul perché educare i bambini al senso del bello sia cosa buona e giusta

18/01/2013

E sul perché un bambino a cui venga insegnato ad essere sensibile alle cose belle e armoniche, forse domani sarà un architetto che non progetterà eco-mostri, un adulto che rispetterà la diversità delle altre culture considerandola una ricchezza, o per lo meno non si comprerà le Hogan.

Per vari motivi, negli ultimi mesi, mi sono trovata a visitare alcuni asili italiani. Nonostante le ottime intenzioni delle puericultrici, spesso il risultato è un’overdose di colori, personaggi Disney degli anni cinquanta, trabiccoli inutili che pendono dai soffitti, senza alcuno spazio libero dove riposare lo sguardo.

Queste è l’illustrazione di Rita Fürstenau per un asilo nei pressi di Monaco. I suoi disegni delicati ricordano lo stile francese di aziende come Djeco, senza però quella tipica aura un po’ radical chic.

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Monopolitica

15/01/2013

Gennaio 2013: Hasbro (nota multinazionale del giocattolo americana) annuncia agli appassionati del Monopoli che, udite udite, tutte le pedine presenti storicamente nella scatola sono finite in prigione per uno sfortunato tiro del dado. Siamo quindi invitati a disperarci e votare la nostra preferita per salvarla dall’eliminazione dalla produzione (e successiva sostituzione con una delle nuove figurine che tra poco scopriremo).

Ora, per chi non se lo ricordasse, le pedine erano queste:classic

Ovviamente, complice il caos che regnava sovrano in casa mia, non ho alcun ricordo della maggior parte di esse. Anno dopo anno, una dopo l’altra, le pedine scomparvero lasciando il posto a più consoni tappi di biro, penne rigate Barilla, dadi da brodo, rullini usati, biglie di vetro e, ovviamente, quei simpatici pupazzetti che “una sorpresa su cinqueee sarà uno di noi”.

L’unico sopravvissuto (ma dovrei controllare) fu il ferro da stiro. Di gran lunga il più brutto, nonché simbolo della casalinga che né io né i miei fratelli maschi sognavamo di diventare, la scampò.

Ecco, siccome presumo che questa sia una situazione nella norma in una famiglia italiana, non riesco a comprendere quale possa essere, per un giocatore medio, l’interesse nel salvare un oggetto che, per sua natura, è portato a scomparire ed essere serenamente sostituito. Ciò che rende belli i giochi da tavolo è anche questo: delle piccole falle nel sistema, che rendono la nostra scatola un pochino diversa dagli altri 750 milioni di pezzi venduti dal 1935 ad oggi. Non provo nessun interesse nel “salvare i pezzi storici”, tantomeno nello scegliere delle pedine nuove che non apportano alcuna novità in un gioco che è perfetto così com’è.

Se invece non la pensate come me, oppure siete tedeschi e il vostro Monopoli è perfetto come nella fredda giornata d’inverno del 1993 in cui l’avete comprato, apprezzerete questa chicca da collezionisti (probabilmente siete le stesse persone che non tolgono la pellicola protettiva dallo schermo del cellulare).

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Potete quindi aderire all’iniziativa Save Your Token, andare sulla apposita pagina Facebook e scegliere il vostro nuovo beniamino tra il robottino hipster, l’anello di fidanzamento, il micio, l’elicottero-slitta e la chitarra. Diciamolo, dal reparto marketing di una delle aziende leader del settore ci saremmo aspettati qualcosina in più.

L’unica variazione sul tema degna di nota degli ultimi anni è il licensing con Spongebob. Gli occhi della simpatica ed ambigua spugnetta, illustrata sulla confezione, si muovono. La scatola, posizionata in punti strategici nella cameretta del vostro bambino, gli assicurerà piacevoli incubi sottomarini.

Caleidoscopico

14/12/2012

Noi, i fiocchi di neve, li preferiamo in technicolor. Obiettivo 35mm e caleidoscopio comprato qui.

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Il mondo a testa in giù

05/12/2012

“Un gruppo di giovani toy designer, provenienti dai corsi di Alta Formazione in Design del Giocattolo organizzati da Poli.Design in collaborazione con Assogiocattoli, è stato invitato a realizzare dei giochi partendo da semplici piani o scatole di cartone. Materiale spesso di recupero, mescolato a tessuti, colori, carta, plastiche e legno per dimostrare, ancora una volta, che è possibile giocare e divertirsi con originalità anche a costo zero. O quasi.

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Sono nati progetti unici ma facilmente riproducibili in casa da genitori e figli. Nessun target di età e nessuna limitazione sulla tipologia: elicotteri non adatti ai giorni di pioggia, labirinti, sfide intelligenti, trottole da scrivania, lanterne magiche, alieni e creature fantastiche.

I progetti sono stati esposti durante la Fiera G! come Giocare 2012 nello spazio La Casa per Giocare dove proprio il tema delle 4R: Riciclo, Riuso, Rinnovo e Risparmio ha fatto da fil rouge ad una serie di iniziative. I bambini e i genitori hanno potuto provare i manufatti e giocarli senza paura di rovinarli o romperli. Questi giocattoli in cartone sono belli, forse, anche per la loro temporaneità.”

Ovviamente anche il vostro unicorno a dondolo ha partecipato, scegliendo come suo solito la strada più problematica: grazie a dita incollate in modo semi-permanente e fiotti di sangue è nata una camera stenopeica volante, ingredienti for one: un cartoncino 70x100cm, un rotolo finito di carta da cucina, un fondo di lattina, colla, filo di lana multicolore e bulloni IKEA avanzati (le nostre case navigano in mari di bulloni IKEA avanzati). Per l’interno: un foglio di carta velina, tempera nera. E le ali da dove vengono? Basta che compriate un MacBook Pro e ne estraiate l’imballaggio. Economico, no?

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I bulloni e la lana non hanno alcun proposito funzionale, ma donano quell’aria vagamente steampunk che fa dimenticare i limiti di questo giocattolo: funziona all’esterno, con una buona illuminazione. All’interno della fiera il foro stenopeico è stato molto allargato per aumentare la luminosità,  a discapito della “messa a fuoco”.

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Per chi non lo avesse ancora intuito, il principio è lo stesso della fotocamera, i raggi passano attraverso il foro e si proiettano specchiati sulla superficie di velina all’interno, permettendo una visione “a testa in giù” di ciò che si sta osservando. Si parte quindi da un gioco per insegnare ai bambini il comportamento della luce ed avvicinarli alla fisica.

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Designer Rompiscatole è un format ideato e curato da Internotrentatre Studiocreativo. Potete trovare gli altri progetti qui.

DeInstagram

25/05/2012

(Hey, ma io ho un blog!)

DeInstagram spoglia gli scatti pimpati con Instagram dei loro filtri, riportando l’immagine al suo aspetto originario.

Lungi dall’essere una critica a chi utilizza la famosa applicazione da un miliardo di dollari, deInstagram aggiunge il filtro del “reale” che permette di osservare il soggetto della foto con occhi nuovamente neutrali. L’immagine spogliata torna ad essere pura informazione senza orpelli, come raramente ormai si ha occasione di vedere.

P.S.

Le immagini di questo post sono state liberamente reperite in rete, se dovesse essere cosa sgradita avvisate e verranno rimosse.

Fiocchetti del Sabato

02/04/2011

-Torna la rubrica Fiocchetti

Essendo conscio della semplice formula vintage + roba colorata = cool, oggi l’unicorno a dondolo propone: Street files from the 20′s.

Nome: Ella

Età: 25

Cosa fai: la mondina

Da dove vieni: San Diego, California

Che cosa c’è nel tuo Ipod: l’arrotino, l’ombrellaio, venghino signore, venghino. È Il tormentone dell’estate.

Chi è il tuo idolo: non ho idoli, sono cattolica praticante.

Qual’è il segreto del tuo look? mi tengo in forma lavorando nei campi.

Cosa farai stanotte: rammendo. poi ascolterò la festa del paese dalla finestra, mi chiudono a chiave la sera.